1 miliardo e 20 milioni le persone che soffrono la fame nel mondo
Riflessione del giornalista di Sat 2000 Maurizio Di Schino all'indomani della conferenza stampa organizzata dalla FAO
1.02: il numero compare a tutto schermo alle spalle dei vertici ONU che si occupano di alimentazione e agricoltura (FAO, WFP e IFAD). Tre cifre per denunciare uno scandalo epocale: sono 1 miliardo e 20 milioni le persone che soffrono la fame nel mondo; un sesto dell'intera umanità. Dai primi conti vuol dire che, rispetto allo scorso anno, ci sono 100 milioni in più di affamati. Avete capito bene: 100 milioni in più! E cioè: quasi un'Italia e mezza in più che nel giro di un anno si è ritrovata con il piatto quasi vuoto.
Forse scarseggia il cibo? No! La stessa FAO tiene a precisare che "l'aumento della sottonutrizione non è la conseguenza di una scarsa offerta alimentare mondiale. I dati dell'ultimo rapporto FAO Food Outlook (Prospettive alimentari) indicano una buona produzione cerealicola mondiale nel 2009, solo di poco inferiore al livello record di produzione dell'anno precedente, pari a 2.287 milioni di tonnellate".
Piuttosto, sempre secondo la FAO, la causa di questa silenziosa crisi alimentare è "la micidiale combinazione tra la recessione finanziaria mondiale e i prezzi che restano ancora alti nei mercati interni". Ma, andando oltre l'analisi delle cause e concause, ciò che preoccupa è la risposta delle famiglie agli effetti della crisi economica. E intendo le famiglie con basso reddito o colpite dalla crescente disoccupazione, le quali hanno dovuto alterare i comportamenti di consumo. La spesa alimentare, infatti, si è spostata su cibi più economici e ad alto apporto calorico come il grano, riducendo così il consumo di cibi più cari, nutrienti e ricchi di proteine come carne, latticini, frutta e verdure. Altre risposte drammatiche sono state la riduzione delle spese sanitarie e per l'istruzione. E allora: chi si cura poco e male, o chi cresce senza istruzione, che futuro sta riservando per sé e per l'intero pianeta? Ha dunque ragione Josette Sheeran, Direttore esecutivo del World Food Programme, quando fa notare che "16 milioni di bambini nel mondo non riescono a procurarsi una tazza di cibo al giorno. E questi bambini rischiano di crescere con gravi problemi di salute mentale e fisica. Quindi dobbiamo agire con urgenza perché il costo sociale è enorme: si rischi, infatti di perdere un'intera generazione". Dalla denuncia di FAO, WFP e IFAD - basatasi su un'analisi del Dipartimento per l'agricoltura degli Stati Uniti!?! - emerge, inoltre, che l'insicurezza alimentare non risparmia nessuna area del pianeta:
- l'Asia e il Pacifico, la regione più popolata al mondo, conta 642 milioni di denutriti: + 10,5% rispetto al 2008;
- l'Africa Sub-Sahariana ne ha 265 milioni: +11,8 rispetto allo scorso anno;
- nell'America Latina e nei Caraibi i denutriti sono 53 milioni: il 12,8% in più rispetto al 2008;
- nel Nord Africa e nel vicino Oriente la denutrizione colpisce 42 milioni di persone: + 13,5% rispetto al 2008;
- anche nei cosiddetti paesi sviluppati si contano denutriti: 15 milioni; + 15,4% in un anno.
Sempre riflettendo sui numeri, 265 milioni di denutriti nell'Africa Sub-Sahariana vuol dire: un terzo dell'intera area! E ancora: l'aumento percentuale si riscontra di più nei cosiddetti paesi sviluppati: + 15,4% in un anno!
Se poi andiamo a sommare le cifre di 642, 265, 53, 42 e 15 milioni, otteniamo questa somma: 1.017 milioni. Vuol dire: 1 miliardo e 17 milioni. Ma i vertici ONU, per parlare alla stampa hanno approssimato al centesimo: 1.02. E cioè: 1 miliardo e 20 milioni. C'è una differenza di 3 milioni per effetto dell'arrotondamento. Ma parlando di persone, di persone che muoiono
di fame, è lecito approssimare le cifre? 3 milioni di affamati in più o in meno sono la stessa cosa?
Volevo chiederlo al direttore generale della FAO, il senegalese Jacques Diouf, ma lui ancora una volta, a fine conferenza stampa, si è dileguato per sottrarsi alle interviste faccia a faccia con i giornalisti.






